h) Ha un amico che deve presentarvi da tempo perche è un “genio del computer” come voi…
i) “Il mondo è sempre più tecnologico. Lo sapevate che si possono mandare le raccomandate via email e che adesso hanno anche valore legale?”
Ne ha mai mandata una? no, beh, non sono mica un tecnico io!
l) La macchina fotografica e il telefonino sono costantemente memory full.
Ma dove diamine si portano a sviluppare?
m) Mette un pendaglietto sull’antenna del cellulare per assorbire le onde elettromagnetiche.
n) Non usa l’auricolare… (vedi punto precedente)
o) Ottiene le informazioni sull’elenco telefonico via telefono. Da quanto non c’è più il 12 si è affezionato a quello dello spot tv più simpatico.
PagineBianche.it? La fai facile tu, ma io mica sono sempre davanti al computer!
p) Pensa che la MODA della tecnologia sia… [aggiungete quel che vi pare]
q) Quando risponde al telefono dice pronto.
(Ci avete fatto caso? Via Skype non si dice pronto, ma “mi senti?”, “eccoci”, oppure niente.)
Monthly archives for March, 2006
l’analfabeto del tecnocoatto – parte 2 di 3
Conoscere il proprio cognome a quasi 40anni
Come molti di voi sanno io mi occupo di produzioni digitali audiovisive.
Ho sempre pensato che i cognomi fossero in qualche modo legati alla propria professione e io con il mio Camisani Calzolari pensavo di aver sbagliato mestiere e che forse avrei dovuto produrre camicie e calzature.
Ieri però un collega produttore di Los Angeles mi ha scritto:
“…you are the Internet video contents man! Take a look at your surname: CAM-IS-AN-I”
(Trad. La telecamera è una I [Internet]).
Basito, ora sto cercando di capire cosa significhi la seconda parte del mio cognome: Calzolari…
L’analfabeto del tecnocoatto.
Ovviamente mi riferisco al vero significato di coatto (vedi dizionario etimologic0. N.d.A. utile come diz. vero?).
Di seguito l’analfabeto del tecnocoatto.
a) A volte ti chiede di abbassare il tono della voce quando lo chiami al cellulare.
Non sa come si riduce il volume sul suo telefonino.
b) Benché tu gli abba mandato una email tempo fa, adesso gli serve di nuovo. Quindi…
Ti chiede di rimandargliela.
c) Con lui in macchina accendi il navigatore. Ti dice che non serve perché lui conosce la strada. Durante il persorso controlla che il navigatore non sbagli.
Poi giunti a destinazione, resosi conto che non ha dovuto dedicare sinapsi al “gira qui, gira la”, si ricrede un po’, ma in fondo pensa sempre che un navigatore non gli serva. (N.d.A. anche con i cellulari è iniziato tutto così, no? Pensateci…)
d) Da sempre usa un’agenda di carta (e qui… so che siete in tanti).
Alla domanda sulla sincronia e sullo smarrimento avanza fumose e nostalgiche giustificazioni.
e) Esige la stampa delle email.
Leggere a schermo fa bruciare gli occhi.
f) Fax e doppia linea fissa in casa con triplo canone ereditato dagli anni ’80.
Sono gli strumenti giusti per gestire le prorie comunicazioni.
g) Giornalmente riceve le news Ansa via SMS.
Lo fa sentire moderno, tecnologico e aggiornato su tutto.
h) Ha visto siti con prodotti desiderabilissimi e considera l’e-commerce una grande invenzione.
Ha mai comprato online? Beh, no. Il numero della carta di credito in Internet mica lo lascia.
—-
Nei prossimi giorni proseguo dalla i alla z
Beni, pricing e servizi vessatori
Come sapete, l’automobile all’estero è sempre meno un bene ed è sempre più un servizio. A fronte di un canone si riceve auto+assicurazione+assistenza+benzina.
In italia la tendenza è opposta: oggi ho chiamato Sky per un problema al ricevitore e ho scoperto che:
a) L’assistenza per l’impianto centralizzato installato da Sky per tutto il condominio non è compresa nell’abbonamento.
b) Il ricevitore che ho acquistato da Sky in occasione della sottoscrizione dell’abbonamento non è in garanzia, o meglio lo era solo per un anno.
Quindi adesso devo: pagare un antennista e comprare un ricevitore nuovo.
Non è una scelta commerciale di Sky Europa, bensì di Sky Italia. In UK non sarebbe praticabile.
Stessa cosa vale per molte altre aziende che operano sul territorio italiano. Per esempio la scorsa estate ho ricevuto da Tre 1400 euro per traffico dati in roaming dovuto a qualche ora di navigazione dalla francia. E come me molti altri.
Purtroppo l’assistenza e il pricing sono sempre pensati su misura per gli italiani.
Sino ad oggi apparentemente il meccanismo funziona, gli italiani sono abituati ad essere vessati dalle burocrazie e dalle postille, ma cosa accadrà quando con queste pratiche avremo irrimediabilmente rallentato la diffusione di nuovi servizi e, gli italiani, già poco avvezzi alla tecnologia, scapperanno come lupi spaventati da tutto ciò che è digitale?
Degli Antoni e Internet 2
Questa mattina in Università, il Prof. Degli Antoni ha detto che Internet2 cambierà (molto presto) completamente il modo di erogare e fruire l’informazione. Il centro diventerà periferia e la periferia il centro.
Come molti sanno, il Professore è noto per anticipare modelli futuri. In questo caso la visione di uno scenario che approvo e che nello spirito di questo blog volevo condividere con gli amici.
Decalogo del corporate Podcasting e Vodcasting per i manager del digitale
1) Podcast non significa “amatoriale”. Podcast (o Podcasting) è una modalità di distribuzione, non un contenuto amatoriale erogato via un device che si chiama Ipod.
2) Ipod non significa podcast. Ipod è una famiglia di device portatili prodotti dalla Apple. La combinazione tra il software Itunes e i devices Ipod rappresenta ad oggi la miglior soluzione per gestire i podcast. Per ora è anche la più semplice da configurare, anche per i neofiti.
3) RSS/XML è centrale. Senza un feed XML, un podcast non può essere definito tale. Esistono dispositivi portatili in grado di riprodurre audio scaricato da internet (per esempio la maggior parte degli smart phones), tuttavia pochissimi hanno un software dedicato in grado di “digerire” feeds RSS/XML e di trasferirne automaticamente il contenuto sul dispositivo, ovvero l’elemento centrale di un pod/vodcast.
4) Podcasting non è una moda. Prima di pensare a produrre un podcast con i vostri contenuti comprate un Ipod, sottoscrivete alcuni feeds e capite in prima persona cosa significa fruire in mobilità di contenuti scaricati automaticamente. (dopotutto anche il Papa ha un Ipod)
5) Un corporate podcast deve essere confezionato con criteri di qualità simili alle produzioni per i mezzi tradizionali (spot radiofonici, voiceovers, etc). Vedi punto 1: “podcast non significa amatoriale”
6) Usabilità, usabilità, usabilità. Il podcast è principalmente una modalità distributiva semplice e usabile. Erogare feed RSS senza un criterio, o peggio con un criterio sbagliato, elimina ogni vantaggio intrinseco. Ho visto websites (ovviamente italiani) che rendevano disponibile un feed XML per ogni singolo videoclip.
4) Fate i conti con Microsoft. Anche Microsoft sembra che stia per presentare il proprio player (nome provvisorio: Origami), ma non è ancora chiara la modalità con cui saranno gestiti i feed RSS. Certo è che lo farà e lo farà bene.
Attenzione alla durata. Per i contenuti non esiste una durata standard, tuttavia cercate di non produrre audiovisivi che durino più di 3 minuti ciascuno. Se questo non è possibile, piuttosto divideteli in più puntate.
9) La periodicità è centrale. Avete pianificato la frequenza di aggiornamento o di erogazione di nuovi contenuti e la relativa sostenibilità?
10) Sperimentare, ma decisi. Gli utenti che si iscrivono al vostro feed RSS si aspettano che il vostro “podcast” fornisca periodicamente dei contenuti. Quindi non una piccola “demo”, che altrimenti avreste dovuto rendere disponibile in altri formati più adatti per il download sul web.
Oggi è il mio compleanno
Già, invecchio lentamente e mio figlio ha già quasi due anni… ![]()
Anyway:
Ah, leggete di seguito un commento al post “Oggi alle ore 12 ETV ha terminato l’emissione” che ho ricevuto oggi.
Anonymous said…
ma quale minuto di silenzio… prendiamoci una mezzora domandandoci come mai. In questo paese probabilmente siamo pronti, anzi prontissimi… se non esistesse chi ci indottrina a suon di reality show e soprattutto chi gestisce malamente quei palinsesti, potenzialmente interessanti, con politiche legate unicamente a fatturati auditeliani senza stupidamente considerare l’interesse a lungo termine che si diffonderebbe solo piramidalmente partendo dalle grosse aziende qualificate ed uniche in grado di comprendere le potenzialità delle nuove tecnologie. Tech Channel si è suicidata e come nella bibbia, in questo mondo, il suicidio porta all’inferno (no lobby, no party).
Non facciamo nomi e non facciamo minuti di silenzio, pensiamo e magari “chi ha voglia” s’incazzi.
Mi spiace per lei signor Camisani Calzolari. Lo faccia lei il minutino di silenzio, lei che è uno sfortunato portatore d’interessi verso quell’ente televisivo gestito da incompetenti.
Lei che potrebbe e vorrebbe essere “pioniere”, s’incazzi e contribuisca ad uccidere la televisione “manovrata” provando a tagliare quel “nastro inauguratore” della TV di Internet.
Chiudo sperando che almeno lei sia della convinzione che è la qualità e non la quantità a portarci in avanti. Solo un uomo era un tempo convinto che la terra fosse tonda. Ricordi, solo un uomo.
mercoledì, 08 marzo, 2006
UK, Italia e il divario digiculturale
Come molti di voi già sanno,
in UK “innovazione” significa:
-poter aprire una società via email (i notai non esistono)
-poter attivare immediatamente una SIM comprandola a Portobello (senza documenti)
-veder trasporre il tradizionale rispetto per il cliente anche nel “nuovo” (la burocrazia non esiste e il servizio è universale)
-sfruttare le opportunità del nuovo (anche chi fa la questua accetta la carta di credito)
-trovare Wi-Fi ovunque
…e molto altro.
Per lavoro ci vado spesso ma ogni volta devo riabituarmi, prima a Londra, poi all’Italia quando torno.
In Italia “innovazione” significa:
-Dovevo rifare la carta d’identità e per fare quella elettronica mi hanno mandato a uno sportello dove mi hanno dato un appuntamento alle 14:00 per poi prendere un vero appuntamento per un colloquio…
Per averla ci vogliono 2 mesi ed è richiedibile solo dopo aver smarrito quella cartacea. Ho chiesto se avrei potuto smarrirla tra 2 mesi e intanto prendere un appuntamento. Mi hanno detto di si. Nel frattempo sono andato a rifare quella cartacea ma al momento di pagare accettavano solo contanti!
London trip
Sino a martedi’ sono a Londra. Oggi e lunedi’ for work, sabato e domenica for fun.
Se non fosse un blog di “piccoli post” per gli amici, questo sarebbe inutile





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