Sono spesso ospite di aziende di grandi dimensioni e quando in sala riunioni o quella d’attesa ho chiesto se fosse possibile accedere ad una rete WiFi, mi hanno sempre tutti candidamente risposto che OVVIAMENTE questo non era possibile per OVVIE ragioni legate alla sicurezza.
I sistemisti più esperti sanno bene che murare una porta è certamente il modo più semplice per evitare furti, ma è anche quello meno ortodosso e nella fattispecie, educato.
Tutttavia anche i meno esperti sanno che oggi sono ormai disponibili molti metodi in grado di garantire un elevato livello di sicurezza, ma senza per questo impedire l’accesso al web o ad alcune importanti applicazioni quali Skype o altri Instant Messenger (chiusure di cui sono spesso vittime anche i manager stessi).
In buona sostanza, volgio evidenziare quanto le più importanti aziende del settore digitale dimentichino di offrire ai propri ospiti quel minimo di accoglienza che ci si aspetterebbe nel 2006: un caffè della macchinetta e una piccola connessione a Internet.
Sono certo che dopo questo post alcuni di voi prendereanno in considerazione la questione e porranno rimedio.
Se proprio i vostri sistemisti non ne vogliono sapere. (N.d.A. ditegli pure che hanno skills a sufficienza ericontrollate il CV) e non vogliono prendersi la responsabilità di aprire un accesso guest, beh, potete sempre sottoscrivere un contratto base ADSL dedicato alla connettività forestiera così da non lasciare a bocca asciutta i vostri ospiti mentre voi navigate felici, anche se un po’ firewallati e in ostaggio dei responsabili IT.
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Marco hai i feed che fanno le bizze. Il post sui pc rotti NON lo aveva segnalato.
ciao
Forse noi sistemisti siamo davvero l’incubo dell’utente finale ma a che mi risulti la sicurezza informatica non ha proprio nulla a che vedere con la buona educazione. Posso essere d’accordo che in linea puramente teorica in un mondo migliore ognuno di noi potrebbe avere libero accesso, ovunque, ad una rete WiFi. Ma siamo nella realtà e non nel mondo della fantasia. Oltretutto regalare accesso alla rete non è poi così scontato come tu voglia far passare. Il manager in carriera vuole usare Skype e compagnia in movimento? Che si procuri una scheda PCMCIA UMTS. Nella mia azienda funziona così. E funziona bene. Che poi ci sia il WiFi, pure. Ma ad uso interno e con regole rigide. Tu lasci la porta di casa aperta perché chiunque possa entrare e saccheggiare il tuo frigorifero?
No, io in casa li faccio entrare, ma non nelle stanze più private. Così non sono maleducato, pur mantenendo la mia privacy.
Evidentemente abbiamo una concezione della proprietà privata un po’ diversa: per me casa mia è tutta proprietà privata, indistintamente. Che poi amici e non utilizzino la mia connessione Internet (e lo fanno, spesso) è una questione di cui, personalmente, voglio essere ben consapevole. Forse per un’azienda è più facile immaginare che la stessa abbia risorse sufficienti per permettersi di regalare connettività agli ospiti. Non è però questione di risorse, ma di sicurezza. E opportunità. Evidentemente l’attività di un sistemista è sempre vista in negativo, come quella di colui che “blocca”. Non è così, credimi. Se tutti adottano delle politiche di un certo tipo ci sarà un motivo, no? E non dimentichiamoci di una cosa: sicurezza non è solo evitare che “contenuti” sgradevoli entrino nella mia rete dall’esterno ma anche (e forse in misura ancora maggiore) impedire che materiale potenzialmente pericoloso ne esca. Un esempio? E se un mio “ospite” facesse spam? Ripeto, forse abbiamo una concezione diversa del privato. Io, a casa mia, non faccio distinzione tra più o meno privato: faccio distinzione all’ingresso.
Vogliamo parlare di sicurezza? Cosa dire dei manager che lasciano i foglietti con le pw in giro o che lasciano sempre tutto aperto? Anche io sono dell’idea di Marco, talvolta ho l’impressione che la sicurezza sia la scusa quando non si vogliono fare le cose. Ma allora non è meglio dirlo chiaramente? Non è mica un dramma.
In risposta a Maurizio: hai perfettamente ragione quando parli delle brutte abitudini dell’utente. Se tutti gli utenti fossero un po’ più solerti nell’attenzione verso la sicurezza questo sarebbe un mondo migliore. Ed è anche per questo che si parla si sicurezza attiva e passiva. La sicurezza è un must, non è una scusa. E non deve scendere a compromessi, mai. Le brutte abitudini… devono essere eradicate, ma ci vuole tempo. Vogliamo farci del male? Basta prendere qualche esempio: mail con allegati di 160 MB, cd-rom infilati nel case, ecc.. Potrei andare avanti all’infinito. E con questo? Anzi, proprio per questo è importantissimo mettere dei paletti laddove l’utente non può sbagliare, laddove il terreno è in mano a dei professionisti (o così si spera). Quello che non capisco è come persone come voi, che lavorano nel mondo dell’informatica, possano trattare con così poca importanza il tema della sicurezza. Davvero, non capisco. O meglio, mi rattristo: se anche voi utenti evoluti siete di questo parere… chissà allora ad arrivare all’utente comune… Peccato, perché questo sì che è un dramma.