Apologia dell’analfabetismo digitale
So che non è bellissimo scrivere post autoreferenziali, ma questo è davvero spassoso:
Anna Colaiuta commenta il mio post sull’analfabeto del tecnocoatto come di seguito:
“Questo personaggio di ‘tecnocoatto’ mi sembra un po’ artificioso. La persona che descrivi è semplicemente uno che non ha a che fare con i computer e tecnologie correlate, non è obbligato a usarle e dunque, del tutto legittimamente, non gli interessano.
Quando vi fosse veramente costretto, orsù, son cose che s’imparano in qualche ora a dir tanto: non stiamo parlando d’imparare il sanscrito, o a scrivere una fuga, o (appunto) a leggere e scrivere.
Insomma, la figura del tecnoanalfabeta mi sembra inventata dai tecnoalfabeti per sentirsi superiori, e forse per una certa invidia verso chi non vive incatenato al telefonino… ”
Non mi resta che segnalare un altro brano tratto da post sull’analfabetismo, a dir poco azzeccato:
‘50 Analfabeta linguistico: sapeva di non sapere e quanto questo fosse un grave handicap.
‘06 Analfabeta digitale: non sa di non sapere e spesso considera il proprio handicap un perdonabile vezzo.
come volevasi dimostrare




Io ne ho scritti diversi di post dedicati a quelli che tu chiami tecnocoatti e che io invece chiamo tecnolesi. Ma non te li linko che poi faccio la figura di quello che viene ad elemosinare visite…